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    Au XVIIIe siecle, le compositeur Nicolas Vaccaj décida d'écrire une série de petites cantates destinées à enseigner le chant et qui sont d'ailleurs encore utilisées au jour d'aujourd'hui. Chacune de ses cantate permet de se focaliser sur un aspect du chant : Intervalle, trilles, roulades etc.

    Je vous propose ici, en vidéo, l'intégralité de ces vaccaj dans leur version du sexe faible. Par abus de langage, chacun de ses chant, on les appelle les vaccaj et pour nommer chacune d'entre elle, on en utilise les premiers mots.

 

1a - Gamme - Manca sollecita

 

 

1b - Tierces - Semplicetta tortorella 

 

 

2a - Quartes - Lascia il lido 

 

 

2b - Quintes - Avvezzo a vivere

 

3 - Sixtes - Bella prova


 

Bella prova è d'alma forte
l'esser placida e serena
nel sofrir l'ingiusta pena
d'una colpa che non ha.
Bella prova è d'alma forte
l'esser placida e serena
nel sofrir l'ingiusta pena
d'una colpa che non ha.


4a - Septièmes - Fra l'ombre 

 

 

4b - Octaves - Quell'onda 

 

 

5 - Demi-tons - Delira 

  Delira dubbiosa,
Incerta vaneggia
Ogni alma che ondeggia
Fra i moti del cor.

 

6 - Syncopes - Nel contrasto 

 

 

7 - Intr° aux roulades - Come il candore

 

8a - Appoggiature - Senza l'amabile

Benche di senso privo
La gioia verace
L'augelletto in lacci stretto
Quando accende un nobil petto
Piu non si trovano
Se povero il ruscello
Siam navi all'onde algenti
Vorrei spiegar l'affanno
O placido il mare
La patria e un tutto
Alla stagion de fiori

Les paroles
Voici l'intégrale des paroles des Vaccaj si vous voulez les travailler à la maison :
Manca Sollecita

Manca Sollecita,
Più dell'ùsato,
ancorchè s'agiti,
con lieve fiato,
face che palpita
presso al morir.


Semplicetta tortorella

Semplicetta tortorella,
che non vede il suo periglio,
per fugir dal crudo artiglio
vola in grembo al cacciator,
per fugir dal crudo artiglio,
per fugir dal crudo artiglio,
vola in grembo al cacciator.


Lascia il lido

Lascia il lido, e il mare infido
a solcar torna il nochiero,
e pur sa che menzognero
altre volte l'inganò,
altre volte l'inganò,
altre volte l'inganò,
altre volte l'inganò,


Avezzo a vivere

Avezzo a vivere senza conforto
in mezzo al porto pavnto il mar.
Avezzo a vivere senza conforto
in mezzo al porto pavnto il mar.


Bella prova

Bella prova è d'alma forte
l'esser placida e serena
nel sofrir l'ingiusta pena
d'una colpa che non ha.
Bella prova è d'alma forte
l'esser placida e serena
nel sofrir l'ingiusta pena
d'una colpa che non ha.


Fra l'ombre

Fra l'ombre un lampo solo
basta al nocchier sagace
che già ritrova il polo,
che riconosce il mar.


Quell'onda

Quell'onda che ruina,
balza, si frage e mormora,
ma limpida si fa,
balza, balza,
balza, balza,
ma limpida si fa.


Delira

Delira dubbiosa,
Incerta vaneggia
Ogni alma che ondeggia
Fra i moti del cor.


Nel contrasto

Nel contrasto amor s'accende,
Con chi cede o chi s'arrende
Mai sí barbaro non è.


Come il candore

Come il candore
D'intatta neve
È d'un bel core
La fedeltà.

Un'orma sola
Che in sé riceve
Tutta ne invola
La sua beltà.


Senza l'amibile

Senza l'amibile
Dio di Citera
I dí non tornano
Di primavera
Non spira un zeffiro,
Non spunta un fior.

L'erbe sul margine
Del fonte amico,
Le piante vedove
Sul colle aprico
Per lui rivestono
L'antico onor.


Benché di senso

Benché di senso privo
Fin l'arboscello è grato
A quell'amico rivo
Da cui riceve umor:

Per lui di fronde ornato
Bella mercé gli rende
Dal sol quando difende
Il suo benefattor.


La gioia

La gioia verace
Per farsi palese
D'un labbro loquace
Bisogno non ha.


L'augelletto

L'augelletto in lacci stretto
Perché mai cantar s'ascolta?
Perché spera un'altra volta
Di tornare in libertà.


Quando accende

Quando accende un nobil petto
È innocente e puro affetto,
Debolezza amor non è.


Piú non

Piú non si trovano
Tra mille amanti
Sol due bell'anime
Che sian costanti,
E tutti parlano
Di fedeltà!

E il reo costume
Tanto s'avanza
Che la costanza
Di chi ben ama
Ormai si chiama semplicità.


Se povero

Se povero il ruscello
Mormora lento e basso,
Un ramoscello, un sasso
Quasi arrestar lo fa.


Siam navi

Siam navi all'onde algenti
Lasciate in abbandono,
Impetuosi venti
I nostri affetti sono,
Ogni diletto è scoglio,
Tutta la vita è un mar.


Vorrei spiegar

Vorrei spiegar l'affanno,
Nasconderlo vorrei,
E mentre i dubbi miei
Cosí crescendo vanno,
Tutto spiegar non oso,
Tutto non so tacer.
Sollecito, dubbioso,
Penso, rammento e vedo,
E agli occhi miei non credo,
Non credo al mio pensier.


O placido

O placido il mare
Lusinghi la sponda,
O porti con l'onda
Terrore e spavento:
È colpa del vento,
Sua colpa non è.


La Patria

La Patria è un tutto
di cui siam parti,
al cittadino è fallo
considerar se stesso
separato da lei:
l'utile o il danno
ch'ei conoscer dee solo
è ciò che giova
o nuoce alla sua patria
a cui di tutto è debitor.
Quando i sudori e il sangue
sparge per lei
nulla del proprio ei dona,
rende sol ciò che n'ebbe.
Essa il produsse,
l'educò, lo nudrí:
con le sue leggi
dagl'insulti domestici
il difende,
dagli esterni con l'armi.
Ella gli presta nome,
grado ed onor,
ne premia il merto,
ne vendica le offese,
e madre amante,
a fabbricar s'affanna
la sua felicità,
per quanto lice
al destin dei mortali
esser felice.


Alla stagion

Alla stagion de' fiori
E de' novelli amori,
È grato il molle fiato
D'un zeffiro legger.
O gema fra le fronde,
O lento increspi l'onde,
Zeffiro in ogni lato
Compagno è del piacer.

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